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	<title>Fabio Pizzul</title>
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	<description>UN BLOG PER AGGIORNARVI SULLA MIA ATTIVITA&#039; DI CONSIGLIERE REGIONALE</description>
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		<title>TV locali, il malato si aggrava</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 10:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli operatori delle televisioni private lombarde si sono dati appuntamento questa mattina al Circolo della Stampa di Milano per fare il punto sul sistema televisivo a ormai quasi un anno e mezzo dallo switch-off che ha segnato il passaggio definitivo al digitale terrestre.
Il sottotitolo dell&#8217;incontro organizzato da Ordine e sindacato dei giornalisti recitava &#8220;problemi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli operatori delle televisioni private lombarde si sono dati appuntamento questa mattina al Circolo della Stampa di Milano per fare il punto sul sistema televisivo a ormai quasi un anno e mezzo dallo switch-off che ha segnato il passaggio definitivo al digitale terrestre.<br />
Il sottotitolo dell&#8217;incontro organizzato da Ordine e sindacato dei giornalisti recitava &#8220;problemi e opportunità&#8220;, ma vi assicuro che ci si è concentrati quasi esclusivamente sui primi.<br />
Da qui a qualche mese, come ho già avuto modo di scrivere in questo blog, varie emittenti rischiano di chiudere.<br />
La strada pare essere solo quella tematica, ovvero la capacità di offrire prodotti informativi, culturali e di intrattenimento strettamente legati e riferiti al territorio. Ma le risorse (soprattutto quelle pubblictarie calate di oltre il 50% in meno di due anni) sono scarse.<br />
Nelle prossime settimane varie emittenti lombarde cederanno le loro frequenze allo Stato per ricavarne risorse economiche da reinvestire in qualche nuovo progetto o da utilizzare per ripianare debiti pregressi. Varie aziende del settore hanno già tagliato i collaboratori e potrebbero far partire la cassa integrazione.<br />
Un panorama nero, frutto di scelte legislative nazionali che non hanno mai considerato le emittenti locali come imprese strutturate da sostenere e promuovere nell&#8217;ottica della garanzia della pluralità dell&#8217;informazione.<br />
Sono discorsi già fatti, me ne rendo conto, ma il momento in cui vedremo sparire dai nostri teleschermi alcuni canali a cui ci eravamo abituati o anche affezionati rischia di avvicinarsi sempre di più.<br />
Che fare?<br />
A livello regionale ritengo si debba mettere mano alla normativa sull&#8217;informazione televisiva locale per dare maggiori certezze e stabilità anche in termini di contributi.<br />
A livello nazionale si dovrebbe cambiare la politica che ha sempre portato a chiedere alle tv locali di sacrificare frequenze per la telefonia, la banda larga o il possibile ingresso di nuovi soggetti nazionali.<br />
A livello economico c&#8217;è da augurarsi che passi la crisi (ma questo è più un auspicio che altro) e che gli editori non soccombano di fronte a costi crescenti non coperti da adeguati ricavi.<br />
Potremmo criticarle finché vogliamo, ma le Tv locali mi pare che ormai rappresentino un patrimonio culturale e informativo della nostra regione. Perderle sarebbe davvero un peccato.</p>
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		<title>Tra ballottaggi e Family 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Di questi temi si occupa il nuovo numero de &#8220;Il Sicomoro&#8221; che vi segnalo, in barba a ogni ritegno per il fatto di essere autore dell&#8217;articolo di apertura.
Buona lettura.
Sicomoro 16 maggio 2012
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di questi temi si occupa il nuovo numero de &#8220;Il Sicomoro&#8221; che vi segnalo, in barba a ogni ritegno per il fatto di essere autore dell&#8217;articolo di apertura.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p><a href="http://www.fabiopizzul.com/blog/wp-content/uploads/2012/05/4.-Sicomoro-16-maggio-21012.pdf">Sicomoro 16 maggio 2012</a></p>
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		<title>Convegno: Tempi e servizi per la famiglia</title>
		<link>http://www.fabiopizzul.com/blog/index.php/2012/05/16/convegno-tempi-e-servizi-per-la-famiglia/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fate girare l&#8217;invito. Mi pare una bella occasione per ragionare assieme di quello che si può concretamente fare per la famiglia. Il dibattito sui massimi sistemi può appassionare, ma non aiuta in nulla le famiglie nella loro vita quotidiana.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fate girare l&#8217;invito. Mi pare una bella occasione per ragionare assieme di quello che si può concretamente fare per la famiglia. Il dibattito sui massimi sistemi può appassionare, ma non aiuta in nulla le famiglie nella loro vita quotidiana.</p>
<p><a href="http://www.fabiopizzul.com/blog/wp-content/uploads/2012/05/Convegno-Servizi-e-tempi-per-la-famiglia.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-3996" title="Convegno - Servizi e tempi per la famiglia" src="http://www.fabiopizzul.com/blog/wp-content/uploads/2012/05/Convegno-Servizi-e-tempi-per-la-famiglia-300x278.png" alt="" width="300" height="278" /></a></p>
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		<title>Che cosa ci dice Macao?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Macao]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina a Milano é stato sgomberato Macao.
Detto altrimenti, é stato restituito al legittimo proprietario uno stabile, la Torre Galfa, che sabato scorso era stato occupato da un gruppo di &#8220;giovani&#8221; che si autodefiniscono &#8220;lavoratori dell&#8217;arte&#8221; e che hanno già dato vita ed esperienze simili in altre città d&#8217;Italia.
Al di là del metodo scelto, evidentemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="-webkit-tap-highlight-color: rgba(26, 26, 26, 0.292969); -webkit-composition-fill-color: rgba(175, 192, 227, 0.230469); -webkit-composition-frame-color: rgba(77, 128, 180, 0.230469);">Questa mattina a Milano é stato sgomberato Macao.</span></p>
<p>Detto altrimenti, é stato restituito al legittimo proprietario uno stabile, la Torre Galfa, che sabato scorso era stato occupato da un gruppo di &#8220;giovani&#8221; che si autodefiniscono &#8220;lavoratori dell&#8217;arte&#8221; e che hanno già dato vita ed esperienze simili in altre città d&#8217;Italia.</p>
<p>Al di là del metodo scelto, evidentemente al di fuori della legalità, dall&#8217;esperienza di Macao arrivano anche alcune provocazioni e alcune domande interessanti.</p>
<p><span id="more-4055"></span></p>
<p>Il fatto che qualche centinaio di giovani continui a occupare via Galvani (e a quanto pare lo farà fino almeno a stanotte) deve far riflettere sulla domanda di spazi e di possibilità di espressione che ne emerge.</p>
<p>Ho voluto verificare di persona che cosa stesse accadendo e, aggirandomi davanti al distributore all&#8217;angolo con Melchiorre Gioia (chi ripagherà il povero benzinaio che oggi avrà lavorato ben poco?) mi sono subito reso conto che non ero di fronte alla &#8220;solita&#8221; iniziativa dei centri sociali. Chi ha scelto di passare qualche ora prima nella Torre Galfa, poi in via Galvani non cerca lavoro, ma spazi e opportunità. Accanto a giovani artisti di varie discipline ci sono ricercatori e docenti universitari che sostengono la richiesta di spazi e tempi per poter esprimere e condividere la propria creatività e la propria voglia di sperimentare nuovi linguaggi espressivi.</p>
<p>Ci sono sedi appropriate, potrà obiettare qualcuno, ma la necessità di interrogarsi sul perché ci sia questa gran voglia di condividere e di raccontarsi agli altri é sicuramente presente. Il rischio é che troppi giovani si vedano chiusa la possibilità di mettere a frutto la loro voglia di esprimersi e di condividere che non può esaurirsi nel sogno (o illusione) di potersi cimentare su un palcoscenico virtuale e commerciale stile &#8220;Amici&#8221; o &#8220;X Factor&#8221;.</p>
<p>La provocazione di Macao mi sembra chiara: quali spazi le nostre città offrono alla creatività giovanile e alla voglia di condividere gratuitamente una lettura altra della realtà metropolitana?</p>
<p>In via Galvani oggi non si respirava disagio o antagonismo, ma, ripeto, voglia di condividere e di esprimersi. Le facce erano le stesse che ho visto davanti al palco del concertone di sostegno a Pisapia nella campagna elettorale dello scorso anno o in piazza Duomo durante la festa arancione dopo il ballottaggio.</p>
<p>Non ho visto nessuna bandiera di partito o movimento, nessun atteggiamento violento o provocatorio, ma ho ascoltato una domanda: c&#8217;é spazio per noi in questa città o dobbiamo rassegnarci a spegnere la nostra voglia di esprimerci nel percorso precario che il mondo del lavoro ci propone?</p>
<p>Le stesse forze dell&#8217;ordine stavano lì, sul marciapiede a chiacchierare tranquillamente, senza il minimo segnale di tensione.</p>
<p>Non so come e se possa continuare l&#8217;esperienza di Macao che, seppure secondo canoni molto lontani da quelli a cui sono abituato, segnala un tema fondamentale, quello della partecipazione e della costruzione condivisa di spazi e occasioni di espressione artistica e culturale. Su questo fronte molte città europee sono molto più avanti di Milano e dell&#8217;Italia.</p>
<p>Mi auguro che nessuno approfitti della visibilitá di Macao per mettere in scena strumentalizzazioni di vario genere o, peggio, per infiltrarsi con azioni violente.</p>
<p>Mi auguro che si apra un confronto costruttivo per tentare di capire come si possa non lasciare cadere queste domande e, con regole certe e sostenibili, lavorare perché il &#8220;bene pubblico&#8221; (così lo definiva uno striscione di Macao) dell&#8217;espressione artistica possa farci riflettere e crescere in relazioni e idee.</p>
<p>Mi pare che in questa esperienza ci sia un pezzo di città che non possiamo permetterci di perdere e che dobbiamo ricondurre nell&#8217;ambito della legalitã e del rispetto degli altri (scusate, ma come simbolo di chi subisce innegabili danni e disagi, penso ancora al benzinaio di via Galvani).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gli abiti di Formigoni</title>
		<link>http://www.fabiopizzul.com/blog/index.php/2012/05/15/gli-abiti-di-formigoni/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 05:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
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		<category><![CDATA[CL]]></category>
		<category><![CDATA[Comunione e Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[costi politica]]></category>
		<category><![CDATA[formigoni]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>

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		<description><![CDATA[Torno sulle vicende che tanto hanno fatto infuriare il presidente Formigoni (che ora pare però aver scelto un atteggiamento meno aggressivo) rilanciando un articolo che Giovanni Colombo ha scritto per la rivista &#8220;Il Margine&#8221;.
L&#8217;amico Giovanni, come sua abitudine, non le manda a dire e propone un&#8217;interessante lettura del rapporto tra fede e politica, anzi, più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torno sulle vicende che tanto hanno fatto infuriare il presidente Formigoni (che ora pare però aver scelto un atteggiamento meno aggressivo) rilanciando un articolo che Giovanni Colombo ha scritto per la rivista &#8220;Il Margine&#8221;.<br />
L&#8217;amico Giovanni, come sua abitudine, non le manda a dire e propone un&#8217;interessante lettura del rapporto tra fede e politica, anzi, più precisamente tra fede e vita. Non si tratta di gettare la croce addosso a qualcuno, ma di riflettere a fondo sul modo in cui si può fare politica da cristiani. Tema interessante, soprattutto in un tempo di anti-politica e protesta: quale deve essere l&#8217;atteggiamento del cristiano di fronte al potere? Lo stile evangelico è solo forma o anche sostanza dell&#8217;agire politico? L&#8217;identità è schermo luccicante dietro cui nascondere debolezze (e tentazioni) a cui si sceglie programmaticamente di non resistere o tesoro da custodire e accrescere in un dialogo costante e fecondo con altre posizioni?<br />
Domande che vanno al cuore delle ragioni che fondano l&#8217;impegno politico del cristiano e che non vanno eluse in nome della (presunta) bontà dei risultati del proprio agire. Machiavelli è uno dei pensatori più geniali della storia italiana, ma per chi vuole dirsi e tentare di essere cristiano non può che venire dopo il Vangelo. O no?</p>
<p>Ringrazio Giovanni per lo stimolante contributo che spero possa aprire uno stimolante dibattito e  vi auguro buona lettura.</p>
<p><span id="more-4053"></span></p>
<p>Gli abiti di Formigoni</p>
<p>A gennaio, prendendo spunto da due interviste di don Carròn e del<br />
cardinal Scola,  m’interrogavo sui sommovimenti  in corso in Comunione<br />
e Liberazione. Finivo il mio articolo con una frase ad effetto:<br />
“regnavit a ligno, non dai bordi di uno yacht.”  Me la prendevo<br />
con  Roberto Formigoni,  per una sua foto estiva apparsa sui giornali.<br />
Ora, tre mesi dopo,  sappiamo sia il nome dello yacht,  MiAmor, sia il<br />
nome del suo proprietario, Pierangelo Daccò. Chi è costui? Ciellino di<br />
Lodi, mediatore d’affari,  è in carcere dal novembre scorso per<br />
l’inchiesta sul crac del  San Raffaele  con l’accusa di avere<br />
distratti fondi dell’Ospedale.<br />
Subito dopo Pasqua  nei suoi confronti  è stato spiccato un altro<br />
mandato di cattura.  Con altri cinque arrestati, è accusato di<br />
associazione a delinquere finalizzata a riciclaggi, appropriazione<br />
indebita, frode fiscale, emissione di fatture. Secondo la procura di<br />
Milano, 56 milioni di euro della Fondazione Maugeri, proprietaria di<br />
molte cliniche in tutta Italia,  sono finiti  in società lussemburghesi<br />
e maltesi di Daccò grazie a finti contratti di consulenza e di ricerca<br />
– come quello per verificare “la possibilità di vita su Marte”.<br />
Parte di questi fondi neri sono arrivati – tramite altre societ<br />
estere &#8211; sui conti personali di Antonio Simone. Chi è Simone? Leader<br />
degli universitari ciellini nella Cattolica degli anni Settanta, enfant<br />
prodige del Movimento popolare  eletto in Regione Lombardia a 26 anni<br />
nel 1980, è stato assessore alla Sanità fino allo scoppio di<br />
Tangentopoli. Arrestato, uscito dai processi  con due assoluzioni e una<br />
prescrizione, ha dismesso i panni del politico e si è dedicato agli<br />
affari in giro per l’Europa.  Secondo l’accusa,  Daccò e Simone sono<br />
stati pagati dalla Fondazione Maugeri perchè avevano moltissima<br />
influenza sull’Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia  -<br />
guidato anch’esso da dirigenti ciellini  &#8211;  e quindi erano in grado di<br />
risolvere problemi su rimborsi e finanziamenti.<br />
Daccò e Simone da molti anni sono amici intimi del governatore<br />
Formigoni. Insieme hanno fatto battaglie politiche. Insieme hanno fatto<br />
cene e vacanze.  E chi pagava per Roberto? Nel mirino della procura è<br />
finito il Capodanno del 2009. Il governatore partecipò a un soggiorno di<br />
gruppo nel resort più esclusivo del mondo, l’ Altamer di Anguilla, nei<br />
Carabi,  e dagli estratti conto risulterebbe un unico pagamento a carico<br />
del Daccò.  Formigoni dice di aver rimborsato la sua parte, ma ha<br />
buttato via le ricevute. Male,  molto male, perché  se questo aspetto<br />
non venisse acclarato, i giudici potrebbero ipotizzare il reato di<br />
corruzione.<br />
Questa inchiesta, con questi particolari,  aveva già messo in allarme<br />
tutta Comunione e Liberazione quando il 19 aprile scorso è scoppiata la<br />
“bomba”. Chiamo così la lettera pubblicata dal Corriere di Carla<br />
Vites, la  moglie di Antonio Simone. Una lettera stile Veronica Lario.<br />
Parole irate che accusano “Robertino”  di aver tradito il suo<br />
migliore amico e di aver perso la testa per il lusso, di divertirsi (e<br />
tanto!) in un turbine di vacanze e di serate  a 5 stelle. La Carla tira<br />
in ballo direttamente il movimento: “Cl, a mio avviso, deve avere un<br />
sussulto di gelosia per la propria identità, per quello che Giussani<br />
pensava al momento della fondazione. ”  “Robertino” è costretto<br />
rispondere con una lettera agli amici di “Tempi”: “Le spese<br />
anticipate da Daccò me le sono pagate con il mio stipendio… La Lombardia<br />
è la Regione meglio amministrata d’Italia…Cosa si deve giudicare: le<br />
mie camicie o miei atti di governo, le mie giacche o le mie leggi?<br />
Giudicatemi sui fatti”. Chiude con un perentorio “Non mi dimetterò!<br />
Sarebbe da irresponsabili piegarsi al ricatto dei calunniatori e dare<br />
soddisfazione  a lobby a cui interessa soltanto la mia poltrona per i<br />
loro affari di potere“.  Poi corre a Rimini per gli esercizi<br />
spirituali predicati da don Carròn.<br />
Che dire di quel che sta succedendo? Un altro cerchio magico si spezza<br />
e le sue schegge  vanno a colpire il cuore di Comunione e Liberazione,<br />
ovvero il suo metodo educativo, il suo essere “fenomeno educativo<br />
ecclesiale formidabile” (così il Cardinal Scola nell’intervista al<br />
Corriere della Sera del 23 dicembre scorso). Certo, le responsabilit<br />
sono personali, chi va in politica si assume il proprio rischio ma se i<br />
frutti son discutibili perché non discutere anche della pianta, della<br />
sua impostazione,  della sua eventuale potatura?<br />
Confesso che ogni volta che vedo “Robertino” con la giacca gialla<br />
(“orrendamente gialla” dice la Carla) mi viene in mente un passaggio<br />
della Prefazione di don Dossetti al libro “Le querce di Monte Sole”<br />
di don Luciano Gherardi sugli abiti virtuosi (la Rosa Bianca li mise a<br />
tema della scuola estiva del 1987,  “Il politico e le virtù”, Il<br />
Margine 3-4 del 1988).  Don Dossetti scrive nel 1986,  avendo sotto gli<br />
occhi i guasti della DC e della  Prima Repubblica: “Bisogna<br />
riconoscere che gli esiti non brillanti delle esperienze dei cristiani<br />
nella vita sociale e politica  non sono tanto dovuti a malizia degli<br />
avversari  e neppure solo a proprie deficienze culturali (che certo<br />
spesso li hanno resi subalterni a premesse dottrinali non omogenee al<br />
Vangelo) ma anche e soprattutto a deficienze di abiti virtuosi adeguati,<br />
la mancanza di sapienza della prassi … quella sapienza che – supposte<br />
le essenziali premesse teologali della fede, della speranza e<br />
dell’amore – richiede in più un delicatissimo equilibrio di<br />
esercitata prudenza e di fortezza magnanima; di temperanza luminosa e di<br />
affinata giustizia individuale e politica; di umiltà sincera e di mite<br />
ma reale indipendenza di giudizio; di sottomissione e insieme di<br />
desiderio verace di unità, ma anche di spirito di iniziativa e di senso<br />
della propria responsabilità; di capacità di resistenza e insieme di<br />
mitezza evangelica”.   Queste parole – così come molte altre di don<br />
Dossetti &#8211;  sono ancora di straordinaria attualità e , a mio avviso,<br />
interpretano in profondità anche le tristi vicende lombarde. Il problema<br />
principale di un’autentica formazione politica cristiana  sta nella<br />
formazione di abiti virtuosi, di una sapienza della prassi. Prima che<br />
sulle soluzioni concrete dovremmo interrogarci su questi “abiti”.<br />
Purtroppo io non ho mai trovato un ciellino che concordasse con questa<br />
impostazione. Che mettesse al primo posto la lotta alle tre<br />
concupiscenze (potere, godere, possedere). Che ritenesse essenziale<br />
imparare a governare se stessi. Che si facesse aiutare in questo dalla<br />
Parola, dai libri sapienziali. Che sottoscrivesse le parole di Guardini<br />
(che pure per un certo periodo e’ stato uno degli autori preferiti del<br />
movimento): “mai nulla è diventato grande senza ascesi…dobbiamo<br />
nuovamente imparare che il dominio del mondo presuppone il dominio di<br />
noi su noi stessi.” Per i ciellini parlare di abiti virtuosi è<br />
insopportabile moralismo e perdita del cristocentrismo. “Noi abbiamo a<br />
cuore l’Avvenimento e viviamo l’appartenenza” , quante volte me lo<br />
sono sentito ripetere. E se enfatizzare identità ed appartenenza sviasse<br />
dalla retta via?  E se l’impostazione educativa di  Cl (ma non solo di<br />
Cl) non favorisse il necessario passaggio dal  cristocentrismo al<br />
cristoformismo, arrivando alla fine a giustificare doppiezze e<br />
ipocrisie? Le vicende lombarde dimostrano che c’è stata, come minimo,<br />
un’eccessiva distrazione sulle opere. Per i cristiani le opere sono<br />
decisive. Il cristianesimo non ha atteso l’undicesima tesi su<br />
Feuerbach – “I filosofi hanno interpretato il mondo in modi diversi;<br />
il compito è quello di trasformarlo “ &#8211;  per sapere che è “falso”<br />
quel modo di vivere che non “fa” la verità (2 Gv 1, 3-4).  La verit<br />
nel senso biblico è prassi, azione, fedeltà; non è come quella greca,<br />
puro fatto teorico, dell’occhio e del vedere. Quindi è richiesta la<br />
massima attenzione sulle nostre opere. Perché, va da sé, le opere non<br />
sono tutte uguali. Quando la cristianità era un popolo (tema molto caro<br />
a Cl) l’esercizio quotidiano del suo credo erano  le opere di<br />
misericordia, antiche, anche nella dizione, com’è antico il<br />
cristianesimo.  Sette per il corpo e sette per lo spirito. Sette è il<br />
numero della quantità perfetta, sette è il numero della pienezza<br />
qualitativa. Ora che la cristianità non c’è più (ed è una fortuna),<br />
delle opere di misericordia  si è perduto anche la memoria del nome (e<br />
questa invece è una sciagura!). E se il futuro avesse radici antiche? E<br />
se, dopo aver chiuso i conti con la giustizia terrena,  pensassimo<br />
finalmente a quella Celeste? Dar da mangiare agli affamati,  dar da bere<br />
agli assetati eccetera eccetera eccetera :  su questo, alle fine, saremo<br />
tutti  interrogati  da Colui che è Sommo Giudice  e Sommo Amore (Mt 25,<br />
31 – 46).</p>
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		<title>Generazione in fuga</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 18:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché molti giovani italiani hanno dovuto andare all&#8217;estero per essere inseriti nel mercato del lavoro? Come è possibile invertire questa tendenza? Come fare in modo che l&#8217;Italia possa attrarre a sua volta talenti dall&#8217;estero? Come valorizzare l&#8217;esperienza di coloro che hanno avuto successo in altri paesi, anche qualora decidessero di non tornare in Italia? E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché molti giovani italiani hanno dovuto andare all&#8217;estero per essere inseriti nel mercato del lavoro? Come è possibile invertire questa tendenza? Come fare in modo che l&#8217;Italia possa attrarre a sua volta talenti dall&#8217;estero? Come valorizzare l&#8217;esperienza di coloro che hanno avuto successo in altri paesi, anche qualora decidessero di non tornare in Italia? E infine: qual è il ruolo che possono giocare in tutto questo gli enti locali? <span id="more-4040"></span>Ne ho discusso questa mattina in diretta web con l&#8217;on. Guglielmo Vaccaro (Deputato del PD), Alessandro Alfieri (consigliere regionale PD), Daniele Marconcini (presidente del portale lombardinelmondo.it), Vittorio Giovannelli (imprenditore e Responsabile Ufficio Stampa di Connect Talent) e Renato Galliano (direttore del progetto Welcome Talent del Comune di Milano).<br />
Di seguito la registrazione video della diretta (perdonate i primi 3 minuti di audio non impeccabile dovuto a problemi col collegamento in esterna)</p>
<p><iframe width="450" height="350" src="http://www.streamago.tv/iframe/13527/web-2012-05-11-11-37-08.11703.html" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Complimenti ai neosindaci&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 13:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo turno delle amministrative ha fornito indicazioni interessanti in molti comuni lombardi.
Il Pd ha ottenuo un buon risultato con i candidati che appoggiava e che vanno sostenuti con forza anche al secondo turno per poter traformare in vero e proprio capitale politico quanto ottenuto al primo turno.
Il massiccio non voto deve far riflettere e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Il primo turno delle amministrative ha fornito indicazioni interessanti in molti comuni lombardi.</div>
<div>Il Pd ha ottenuo un buon risultato con i candidati che appoggiava e che vanno sostenuti con forza anche al secondo turno per poter traformare in vero e proprio capitale politico quanto ottenuto al primo turno.</div>
<div>Il massiccio non voto deve far riflettere e deve stimolare i partiti a un profondo rinnovamento di stile e di proposta. Il Pd, comunque, esce molto meglio di altri.</div>
<div>Consentitemi, prima di ribadire nei prossimi giorni il sostegno ai candidati ancora in corsa, di fare i complimenti ai sindaci già eletti riproponendo le loro interviste.</div>
<div>A chi ha corso fino in fondo, ma non é approdato al ballottaggio un sincero grazie per l&#8217;impegno profuso.</div>
<div>Antonio Brescianini sindaco di Vimodrone</div>
<div id="_mcePaste"><p><a href="http://www.fabiopizzul.com/blog/index.php/2012/05/10/complimenti-ai-neosindaci/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></div>
<div>Eugenio Comincini sindaco di Cernusco sul Naviglio</div>
<div id="_mcePaste"><p><a href="http://www.fabiopizzul.com/blog/index.php/2012/05/10/complimenti-ai-neosindaci/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></div>
<div>Riccardo Benvegnù sindaco di Binasco</div>
<div><p><a href="http://www.fabiopizzul.com/blog/index.php/2012/05/10/complimenti-ai-neosindaci/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></div>
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		<title>Caldaie e crisi economica</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 10:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando il meglio rischia di essere nemico del bene e, soprattutto, della realtá.
In Consiglio regionale si é discusso della complicata e per molti versi paradossale vicenda degli impiani di riscaldamento centralizzato nelle case di Lombardia.
Alla fine, é stato raggiunto un compromesso che dovrebbe evitare situazioni problematiche. Purché la Giunta si muova in fretta e con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il meglio rischia di essere nemico del bene e, soprattutto, della realtá.</p>
<p>In Consiglio regionale si é discusso della complicata e per molti versi paradossale vicenda degli impiani di riscaldamento centralizzato nelle case di Lombardia.</p>
<p>Alla fine, é stato raggiunto un compromesso che dovrebbe evitare situazioni problematiche. Purché la Giunta si muova in fretta e con realismo.</p>
<p><span id="more-4009"></span>Entro il I agosto di quest&#8217;anno molte famiglie della Lombardia avrebbero dovuto installare delle manopole con regolatori e contabilizzatori di calore su ogni calorifero del proprio appartamento. Ottima l&#8217;idea di far risparmiare e consumare meno, ma imporre tempi cosí stringenti in periodo di crisi rischia solo di mettere in difficoltà molte famiglie. Chi resta a lungo a casa, come gli anziani, chi non ha sin qui rinnovato la caldaia perché in difficoltà a sostenere una spesa così esosa &#8211; magari perché disoccupato &#8211; rischia di andare seriamente in crisi. Con un rischio in più per i condomini piccoli, perché se gli altri condomini non riescono ad anticipare la spesa in attesa che l&#8217;appartamento del cittadino insolvente venga messo all&#8217;asta, ad andare in mora è l&#8217;intero condominio, il che comporta la messa all&#8217;asta di un appartamento a sorteggio per ripianare il debito, con la possibilità che ad essere estratto sia quello di un condomino che ha regolarmente pagato la sua quota. Un caso limite, ma realmente esistente. Il provvedimento riguarderà solo pochi cittadini, ha minimizzato l&#8217;assessore Raimondi. La mozione presentata dall Udc e sostenuta dal PD non aveva alcuna intenzione di sconfessare il necessario cammino verso impianti di riscaldamento meno inquinanti, aveva l&#8217;unico obiettivo di non trasformare il provvedimento in una pesante tegola per troppe famiglie lombarde. Concedere una proroga pareva utile e sensato, proprio per evitare ulteriori sofferenze sociali.</p>
<p>Dopo un dibattito non facile, con l&#8217;assessore Raimondi che faticava a capire come nessuno volesse mettere in discussione la bontà teorica della legge, ma come fosse necessario fare i conti con la dura realtà, l&#8217;aula ha dato il via libera alla mozione che impegna la Giunta a concedere una proroga alle scadenze coinvolgendo gli enti locali e utilizzando criteri meno penalizzanti per gli impianti giá passati a un combustibile più ecologico.</p>
<p>Il mio intervento in aula.</p>
<p><a href="http://www.fabiopizzul.com/blog/index.php/2012/05/09/caldaie-e-crisi-economica/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Il consiglio ha un nuovo presidente (per quanto?)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da oggi il consilio regionale della Lombardia ha un nuovo presidente: il leghista Fabrizio Cecchetti, originario di Rho, alla sua seconda legislatura, noostante la giovane età (classe 1977).
Nel suo discorso di insediamento, Cecchetti si é tolto qualche sassolino dalla scarpa.
 Il Palazzo, ha detto il neo presidente, deve aprirsi rompendo la logica dell&#8217;auto-celebrazione (forse che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi il consilio regionale della Lombardia ha un nuovo presidente: il leghista Fabrizio Cecchetti, originario di Rho, alla sua seconda legislatura, noostante la giovane età (classe 1977).</p>
<p><span style="-webkit-tap-highlight-color: rgba(26, 26, 26, 0.296875); -webkit-composition-fill-color: rgba(175, 192, 227, 0.230469); -webkit-composition-frame-color: rgba(77, 128, 180, 0.230469);">Nel suo discorso di insediamento, Cecchetti si é tolto qualche sassolino dalla scarpa.</span></p>
<p><span id="more-4006"></span> <span style="-webkit-tap-highlight-color: rgba(26, 26, 26, 0.296875); -webkit-composition-fill-color: rgba(175, 192, 227, 0.230469); -webkit-composition-frame-color: rgba(77, 128, 180, 0.230469);">Il Palazzo, ha detto il neo presidente, deve aprirsi rompendo la logica dell&#8217;auto-celebrazione (forse che pensasse a Formigoni?). E ha proseguito: é ora di un bagno nella realtà per dire che la politica non é sconnessa dal mondo esterno (l&#8217;espressione del Celeste si é rabbuiata). E avanti: il Consiglio non può avere solo un ruolo di ratifica delle decisioni della Giunta.</span></p>
<p>Cecchetti ha poi elencato alcuni punti di impegno per l&#8217;assemblea:</p>
<p>- legiferare per sostenere le famiglie</p>
<p>- sbloccare il Patto di stabilità</p>
<p>- avviare una riflessione sulla riforma federale</p>
<p>- difendere l&#8217;autonomia di Regione Lombardia con il Consiglio che se ne faccia garante;</p>
<p>le regioni (nessuna esclusa, sic!) non stanno sfruttando a pieno gli spazi aperti dalla riforma del Titolo V della Costituzione</p>
<p>- potenziare rapporti con regioni mitteleuropee e con 4 motori dell&#8217;Europa.</p>
<p>Auguro buon lavoro al nuovo presidente, nella consapevolezza che il suo non sarà un ruolo semplice e che potrebbe non durare a lungo, non per questioni sue personali, ma per l&#8217;oggettiva crisi politica dell&#8217;attuale maggioranza lombarda che esce malconcia dal turno elettorale amministrativo.</p>
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		<title>Scusate, ma i cattolici non sono solo questo (almeno spero)</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 06:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio pizzul</dc:creator>
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		<category><![CDATA[costi politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Due articoli comparsi sulla stampa il 5 maggio non possono lasciare indifferenti.
Il primo ha guadagnato la prima pagina del Corriere della Sera e porta la prestigiosa firma di Ernesto Galli della Loggia (Il maso chiuso dei cattolici) il secondo occupava la prima pagina de &#8220;Il fatto quotidiano&#8221; con la firma di Marco Lillo, sempre ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due articoli comparsi sulla stampa il 5 maggio non possono lasciare indifferenti.<br />
Il primo ha guadagnato la prima pagina del Corriere della Sera e porta la prestigiosa firma di Ernesto Galli della Loggia (<a href="http://www.corriere.it/editoriali/12_maggio_05/maso-chiuso-cattolici-dellaloggia_a7056a92-9673-11e1-a8a2-11f8cf758d5e.shtml">Il maso chiuso dei cattolici) </a>il secondo occupava la prima pagina de &#8220;Il fatto quotidiano&#8221; con la firma di Marco Lillo, sempre ben informato di faccende vaticane (<a href="http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201205/120505lillo.pdf">Cl, cerchio magico intorno al Papa</a>).<br />
Proverò a sviluppare qualche breve riflessione.<span id="more-3999"></span></p>
<p>L&#8217;editoriale di Galli della Loggia propone una lettura univoca e superficiale della realtà del cattolicesimo italiano e del conseguente impegno dei cattolici in politica. Le uniche vicende dei cattolici in politica degne di qualche nota sembrano essere quelle legate all&#8217;esperienza di CL che riassumerebbe paradigmaticamente gliatteggiamenti di tutti i cattolici. Quando Galli della Loggia scrive &#8220;la sindrome del &#8220;maso chiuso&#8221; che, ben lungi dal riguardare solo Cl riguarda però, più o meno, l&#8217;intero cattolicesimo politico italiano&#8221; mi pare non renda giustizia di una realtà che va ben oltre l&#8217;orizzonte ciellino. Possibile che non si abbia la minima percezione delle centinaia, se non migliaia, di cattolici impegnati a vari livelli nelle istituzioni senza essere rappresentanti di una qualche filiera o gruppo di pressione? Può rientrare nella definizione del &#8220;maso chiuso&#8221; l&#8217;esperienza e la generosità di chi accetta di giocarsi in politica &#8220;da&#8221; cattolico e non &#8220;in quanto&#8221; cattolico e prova a rendere concreto e quotidiano l&#8217;invito a spendersi per il bene comune, uno dei cardini della Dottrina Sociale della Chiesa?<br />
Certo che se il cattolicesimo è interpretato solo in un&#8217;ottica politica, o meglio, politicista, come mi suggeriva in una mail Franco Monaco, l&#8217;interpretazione di Galli della Loggia diventa plausibile.<br />
L&#8217;esperienza del cattolicesimo in politica è molto di più anche se, forse, non mancano responsabilità interne alla realtà ecclesiale. Negli ultimi anni una parte del mondo cattolico (o forse sarebbe meglio scrivere della gerarchia) ha preferito affidarsi a logiche di contrattazione con il potere più che a meno garantiti, ma più responsabili, percorsi di responsabilità e di fiducia nei confronti di chi da cattolico aveva deciso di giocarsi in politica. Non possiamo lamentarci poi se prevalgono logiche che hanno poco a che fare con una politica ispirata al bene comune e scivolano verso, pur legittime, tutele di interessi particolari.</p>
<p>Quanto all&#8217;articolo di Lillo, lascio sullo sfondo la tesi del complotto vatican-ciellino per la successione al Papa. Anche in questo caso, la realtà ecclesiastica rischia di essere riletta secondo canoni troppo politicizzati. Alcuni passaggi meritano però qualche riflessione, segnatamente quelli in cui si riporta il contenuto di una lettera di don Carron riguardo la scelta del successore del cardinal Tettamanzi come Arcivescovo di Milano. La missiva non è un&#8217;iniziativa personale del leader di Cl, ma rientra nelle consultazioni che il Nunzio apostolico in Italia opera in vista della decisione riguardo il nuovo arcivescovo. Anche il presidente dell&#8217;AC e molti altri rappresentanti ecclesiali sono invitati ad esprimere il loro parere attraverso una lettera che deve mantenere il segreto canonico, ovvero non va pubblicizzata. A parte questo particolare, quanto scritto da don Carron mi pare davvero eccessivo: parlare di unilateralità degli interventi della chiesa ambrosiana, di collateralismo con una sola parte politica e di conseguente poco incisivo contributo educativo della Chiesa al bene comune, all’unità del popolo e alla convivenza pacifica è poco rispettoso della realtà, ingiusto nei confronti di chi ha speso se stesso per la chiesa ambrosiana e francamente eccessivo da parte di chi guida un movimento che voglia definirsi ecclesiale. L&#8217;indicazione del nome dell&#8217;attuale arcivescovo è legittima e corretta, anche se definirla l&#8217;unica possibile per una questione di coscienza&#8230;<br />
Capisco che, sotto la garanzia del segreto canonico, uno tenda ad esprimersi con grande sincerità e schiettezza, ma questo mi preoccupa ancora di più: personalmente interpreto l&#8217;appartenenza ecclesiale con molta più libertà e umiltà, nella consapevolezza che è più opportuno operare il discernimento e lasciare il giudizio e l&#8217;eventuale condanna a chi è più capace di misericordia. Non credo che quella che emerge dalla lettera sia la strada migliore per costruire quella comunione ecclesiale che tutti invocano e, a quanto pare, pochi intendono praticare.<br />
Spero di essere presto smentito e che le citazioni che stanno alla base dell&#8217;articolo de &#8220;Il Fatto quotidiano&#8221; possano essere smentite e smontate.<br />
Permettetemi però di essere un po&#8217; sconsolato.</p>
<p>Due letture del genere in un solo giorno mettono davvero a dura prova, ma chiedono anche un profondo esame di coscienza: che cosa non sta funzionando nell&#8217;impegno dei cattolici in politica? Perché si presta il fianco a queste letture e queste derive?</p>
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