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Categoria: Campagna elettorale

Regione Lombardia nella primavera del 2009 si è dotata di una buona legge sulla mobilità ciclabile approvata con un accorso che è andato oltre la maggioranza: il relatore è stato Stefano Tosi del PD.
Il provvedimento intende favorire lo sviluppo della mobilità ciclistica, stanziando 4.500.000,00 euro per realizzare gli interventi previsti nei piani regionali, provinciali e comunali. La nuova legge prevede l’istituzione del Piano regionale della mobilità ciclistica e definisce i compiti di Comuni e Province, incaricati di redigere i piani strategici, sulla base delle indicazioni regionali.Obiettivi della legge sono dunque: l’individuazione su scala regionale del “sistema ciclabile”, attraverso un apposito Piano approvato ogni tre anni dalla Giunta, la realizzazione e il completamento di percorsi ciclabili e ciclo-pedonali, l’attivazione di interventi di moderazione del traffico, per far convivere l’utenza motorizzata e quella non, la stipulazione di intese con aziende di trasporto pubblico ed esercenti e gestori di servizi ferroviari per favorire l’intermodalità. Sono inoltre previste forme di informazione per cicloturisti e la redazione, pubblicazione e divulgazione, anche elettronica, di cartografie specializzate.
La legge nasce dall’idea che la bicicletta possa contribuire a migliorare il traffico e l’ambiente urbano, rispondendo alla necessità di una politica integrata che prevede la creazione di piste e corsie ciclabili protette, parcheggi per le due ruote e la promozione dell’intermodalità (treno+bici; bus+ bici, ecc).
Le nuove disposizioni impegnano infine i Comuni a realizzare infrastrutture e spazi dedicati alla custodia e al deposito di cicli e motocicli nei pressi di stazioni ferroviarie, metropolitane e strutture pubbliche.
Tutto molto bello. Peccato che poi la Regione abbia finanziato il provvedimento solo con 4 milioni e mezzo di euro, un decimo di quanto inizialmente previsto.
Anche in questo caso, tante belle parole, ma pochi fatti per cambiare le abitudini di spostamento all’insegna dell’automobile.
Per sostenere la mobilità ciclabile questa sera vi propongo di fare un giro in bici per le strade della città.
Partiamo alle 18.00 da via Monte Asolone 6 (zona Cenisio).
Chi vuole può raggiungerci alle 18.45 dietro il Duomo, davanti alla libreria San Paolo.
Staremo in giro fino alle 19.30 circa.

Vi aspetto.

I quotidiani di oggi danno grande evidenza alla prolusione con cui il cardinal Bagnasco ha aperto i lavori della sessione primaverile del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana.
I titoli sottolineano concordi quella che viene definita come un’indicazione di voto del cardinale Presidente: i cattolici devono votare contro l’aborto.
Una semplificazione frutto della necessaria brevità tipica dei resoconti giornalistici, che non rende però ragione del fatto che il cardinal Bagnasco dedichi alle elezioni solo una decina di righe su 19 pagine di prolusione. D’altronde i colleghi giornalisti non attendevano altro che una parola sull’imminente voto regionale, tutto il resto non conta.
Non mi esercito nella stucchevole abitudine di commentare le parole del cardinal Bagnasco, altri politici lo hanno già fatto dimostrando in maniera bipartisan vuoi goffaggine e imprudenza, vuoi equilibrio e misura.
Preferisco riproporvi integralmente, facendo a mia volta una semplificazione, le poche parole in cui il Presidente della CEI parla dell’appuntamento elettorale:
“L’evento del voto è un fatto qualitativamente importante che in nessun caso
converrà trascurare. In esso si trasferiscono non poche delle preoccupazioni cui si è fatto
riferimento, giacché il voto avviene sulla base dei programmi sempre più chiaramente
dichiarati e assunti dinanzi all’opinione pubblica, e rispetto ai quali la stessa opinione
pubblica si è abituata ad esercitare un discrimine sempre meno ingenuo, sottratto agli
schematismi ideologici e massmediatici. C’è una linea ormai consolidata che sinteticamente si
articola su una piattaforma di contenuti che, insieme a Benedetto XVI, chiamiamo «valori non
negoziabili», e che emergono alla luce del Vangelo, ma anche per l’evidenza della ragione e
del senso comune. Essi sono: la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a
qualsiasi condizionamento; l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte
naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul
matrimonio fra un uomo e una donna. È solo su questo fondamento che si impiantano e
vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di
impresa finalizzata al bene comune; l’accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e
volta a favorire l’integrazione; il rispetto del creato; la libertà dalla malavita, in particolare
quella organizzata. Si tratta di un complesso indivisibile di beni, dislocati sulla frontiera della
vita e della solidarietà, che costituisce l’orizzonte stabile del giudizio e dell’impegno nella
società. Quale solidarietà sociale infatti, se si rifiuta o si sopprime la vita, specialmente la più
debole?”
Indicazioni di carattere generale che spetta a elettori e politici trasformare in scelte concrete necessariamente parziali e opinabili. Il voto non è un quiz in cui esiste una risposta esatta e tutte le altre sono sbagliate. Il voto (così come l’azione politica) è una scelta guidata da una tensione verso valori che devono diventare scelte concrete e imperfette.
Per comodità vi allego anche l’intera prolusione
ProlusioneCEP22032010

Lo sport è una delle grandi risorse della Lombardia.
Non sempre è stato valorizzato a dovere, soprattutto se guardiamo allo sport di base, quello che coinvolge centinaia di migliaia di persone ogni settimana.
La Regione Lombardia ha una buona legge sullo sport che negli ultimi anni è stata completamente disattesa, forse anche perché l’assessore alla partita (Piergianni Prosperini) aveva altro a cui pensare.
Al di là delle polemiche, mi è sembrato opportuno scrivere una “Lettera aperta allo sport di base”.
La allego a questo post e vi informo che ne discuterò con gli Enti di Promozione sportiva milanesi in un incontro previsto per giovedì 25 marzo alle ore 18.00 presso il Circolo della Stampa di Milano (c.so Venezia 16).
L’incontro, aperto a tutti e intitolato “Giovani, educazione e sport”, vedrà la partecipazione dell’on. Rosy Bindi e l’intervento di Massimo Achini presidente nazionale del CSI e Antonio Iannetta presidente dell’UISP di Milano.
Vi aspetto.

lettera aperta allo sport di base – mar 2010

Domenica 21 marzo, si celebra a Milano (Colonne di San Lorenzo – dalle 17 alle 21) il quarto anniversario della costituzione del Forum delle Religioni, un organismo che raccoglie le diverse confessioni e fedi religiose presenti in città.
In un tempo caratterizzato da divisioni, tensioni e presunti scontri tra civiltà, quella del Forum è una testimonianza preziosa che va sottolineata e rilanciata, soprattutto in una città che nella sua storia ha saputo essere esempio di integrazione e dialogo. Lo stesso slogan della giornata che ho ripreso nel titolo è un’interessante provocazione su cui riflettere.
Milano e la Lombardia possono tornare ad essere laboratorio di integrazione e dialogo nel rispetto delle regole, della legalità e delle idee di tutti. Da tempo, purtroppo, si promuovono idee e politiche di chiusura e di sospetto per il diverso. La Lombardia non può essere una regione che inneggia all’identità chiusa e all’individualismo localistico, perderebbe una delle caratteristiche che l’hanno fatta grande e ricca.
Ben venga dunque la festa per l’anniversario del Forum delle Religioni e sia una salutare provocazione per chi pensa che la diversità sia solo una minaccia.
Milano si prepara a celebrare nel 2013 i 700 anni dall’Editto di Costantino che segnò la libertà di professare il cristianesimo nell’Impero Romano. Possa essere questa, come l’Expo del 2015 un’occasione per rilanciare la vocazione universale della “città di mezzo”, Mediolanum appunto, in grado nei secoli di essere al centro dei cambiamenti senza lasciarsi impaurire e travolgere dalle ansie conservatrici.

Si celebra oggi a Milano la Giornata del ricordo di tutte ke vittime della Mafia su iniziativa di Libera.
Invito tutti a partecipare con un ricordo personale, anche se non vi sarà possibile essere presenti alla manifestazione di questa mattina.
Rilancio, per questo, alcune parole con cui il cardinale Carlo Maria Martini ha espresso la sua adesione alla giornata:
“La giustizia è qualcosa che riguarda tutti e che permette a una nazione di vivere con serenità e pace; dove non c’è giustizia, dove non c’è legalità, c’è arbitrio, c’è oppressione”.
Ogni violenza è negazione di Dio e dell’uomo.
Ogni tentativo di eliminare l’altro è un atto disumano e insensato.
Uniamoci nella memoria delle vittime e nell’impegno per costruire una società con meno ingiustizia e violenza.

“Milano e la Lombardia rappresentano la metafora della ramificazione molecolare della ‘ndrangheta in tutto il nord, dalle coste adriatiche della Romagna ai litorali del Lazio e della Liguria, dal cuore verde dell’Umbria alle valli del Piemonte e della Valle d’Aosta… La Lombardia è da sempre retroterra strategico dei più importanti sodalizi criminali calabresi e
gli eventi registrati offrono ulteriori riscontri per quanto concerne la massiccia presenza nella regione di soggetti legati alla ‘ndrangheta, con interessi principalmente nel settore del traffico di stupefacenti, nella gestione dei locali notturni e nell’infiltrazione all’interno dell’imprenditoria edilizia”.
Dalla relazione della Commissione Parlamentare Antimafia, XV Leg., approvata all’unanimità.

Bastano queste poche parole per capire l’importanza dell’impegno quotidiano per la lotta alla mafia, anche in Lombardia.
Sabato prossimo Libera, associazione fondata da don Ciotti, propone la sua annuale giornata della Memoria delle vittime di mafia proprio a Milano. Un’occasione importante per ricordare come spetti a tutti il compito di vigilare e di non dimenticareil sacrificio di chi ha perso la vita sotto i colpi della mafia.
Non èpuò essere affare solo dei parenti delle vittime e di pochi volonterosi.
E’ una responsabilità che riguarda tutti e, in primis, chi è impegnato in politica o ricopre ruoli istituzionali.
La giornata di sabato induca tutti alla riflessione e ci richiami alla difesa della vera libertà, quella che ci può tenere lontani da collusioni e complicità con chiunque voglia vivere al di fuori della legalità.

Ogni aiuto che le istituzioni offrono ai cittadini è un segnale positivo, ma anche la modalità con cui avviene non è priva di significato.

Vorrei allora lanciare una riflessione che può suonare come provocatori. Attendo riscontri e spunti per ulteriori ragionamenti.

La politica dei voucher/buoni/dote percorsa dalla Lombardia negli ultimi anni non ha fatto altro che sottolineare come l’unica discriminante per potersi sentire liberi e autonomi sia quelle eminentemente economica da giocarsi in solitudine e isolamento con la possibilità di acquistare prestazioni sul mercato dei servizi.
Chi ha gli strumenti e le risorse sceglie il meglio, gli altri devono accontentarsi di ciò che rimane.
Mi piace pensare a uno schema diverso, nel quale le risorse servano a garantire l’accesso universale a servizi che non si confrontano solo con il mercato, ma soprattutto con i bisogni delle persone. Ricostruire la rete territoriale dei servizi non significa necessariamente perdere il controllo della spesa e l’equilibrio dei conti. Una politica che mantenga e promuova l’eccellenza dei servizi sanitari lombardi non è incompatibile con l’offerta di servizi sociali capaci di intercettare i bisogni delle persone e, in particolare, di quelle meno attrezzata dal punto di vista economico e culturale. Il pensiero va allora inevitabilmente agli anziani, ai non autosufficienti, ai disagiati psichici e agli ammalati cronici che non possono essere un peso di cui si fanno carico solo le famiglie.
Il contributo economico non basta, servono servizi.

I miei sono ovviamente solo spunti di riflessione.
Ho lanciato il sasso.
Attendo commenti e reazioni.

Oggi non riesco a scrivere nulla se non poche righe per manifestare tutta la mia vicinanza all’amico Ezio Casati, consigliere provinciale per il Pd a Milano. Questa notte è morto sotto un treno suo figlio. Aveva 25 anni.
Non ci sono parole per definire questa tragedia improvvisa.
Affidiamo al Signore Ezio e la sua famiglia.

Un tredicenne Rom è morto carbonizzato nei giorni scorsi in un campo non autorizzato nella zona di via Novara a Milano. Nella città che ama vantare il record degli sgomberi, una morte che non fa altro che segnalare come non ci sia una vera politica sui Rom, ma semplicemente una rincorsa dell’emergenza che fa comodo soprattutto in termini di costruzione del consenso.
I mega campi, gli sgomberi continui, la mancanza di iniziative per l’integrazione delle famiglie che sono disposte a collaborare…
”Quello che e’ accaduto la scorsa notte – osserva il presidente dell’Opera Nomadi Pagani – e’ la diretta conseguenza delle condizioni di vita in cui sono costretti i rom e le popolazioni nomadi, e’ il prezzo che si paga a fronte di una totale assenza delle politiche di accoglienza, anche temporanea, della mancanza di strutture, insomma non c’e’ a Milano alcuna governance del problema rom”. Pagani ricorda che gli sgomberi attuati spesso con ”metodi intimidatori” dei campi rom non fanno altro che ”acuire il problema”.
Regione Lombardia, invece di promuovere un coordinamento tra le diverse amministrazioni locali per gestire la presenza dei Rom, ha preferito negli ultimi anni tacere scaricando il problema sui sindaci.
Si può e si deve fare sicuramente di più, non si tratta di fare regali ai Rom, ma di gestire una situazione che, così com’è, crea problemi a tutti.

C’è grande bisogno di speranza e fiducia nel nostro Paese. Il clima che ci sta accompagnando alle prossime elezioni regionali non fa ben sperare, ma non per questo dobbiamo rassegnarci a una politica che si propone solo di difendere interessi e posizioni acquisite.
Ho ricevuto grande conforto dalla lettura di una nota della Presidenza Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana in vista delle elezioni amministrative.

Rinvio tutti voi alla lettura del documento (lo trovate in www.azionecattolica.it), ma voglio da subito rilanciarne alcuni passaggi:

«Non possiamo non rimarcare – sot­tolinea il documento – come la speranza e la fiducia degli italia­ni siano fortemente minate dal­le recenti inchieste giudiziarie ri­guardanti episodi di corruzione e collusione che coinvolgereb­bero imprenditori, politici, rap­presentanti delle istituzioni, malavita organizzata » . Uno scenario che ha, « come risul­tato immediato, un forte al­lontanamento dei cittadini dal­la vita pubblica, un enorme senso di rassegnazione di fron­te a fenomeni di malcostume che, per mole e frequenza, sembrano intaccare a fondo la prassi ordinaria dell’agire am­ministrativo » .
Per scongiurare questo perico­lo, l’Azione cattolica ripropone la «questione della moralità del­la classe dirigente», che deve es­sere affrontata «con rigore, sen­za retorica e senza strumenta­lizzazioni ». Dopo il «pasticcio sulla presen­tazione delle liste», l’Ac chiede che il confronto politico sia sul­le «questioni reali» motivo di «sofferenza degli italiani», come la «crisi occupazionale che sta mettendo in ginocchio nume­rose famiglie e deludendo profondamente le aspettative dei giovani».

E ancora:

“La speranza e la fiducia, in questo tempo, hanno bisogno non solo di grandi e buone idee, ma anche e soprattutto dei cuori, delle braccia e delle menti di persone concrete che scelgono di spendersi per il bene comune. Appare necessario adoperarsi – e anche l’Ac ne sente l’urgenza – per la formazione di una classe dirigente motivata a competente, come più volte auspicato da Papa Benedetto XVI e dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Appare necessario recuperare un reale protagonismo delle comunità locali e dei singoli cittadini, in grado di stimolare la politica ad un radicale cambio di passo e di stile. Il voto, mai come in questo momento, non può essere un mero e formale strumento di delega, ma il primo mezzo per tornare ad una partecipazione consapevole, che attivi e sostenga le idee e le motivazioni profonde, che rinneghi logiche clientelari e giochi d’interesse”.

Parole che rimotivano e, come dicevo, consolano chi come me ha scelto di candidarsi in queste elezioni regionali.
Al doverso grazie alla Presidenza dell’Azione Cattolica si aggiunge un invito a riflettere su queste parole per guardare al voto di fine marzo superando ogni tentazione di disimpegno.