Campagna elettorale - Fabio Pizzul Vai ai contenuti

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Categoria: Campagna elettorale

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha iniziato la IX legislatura con l’elezione dell’Ufficio di Presidenza.
Ecco, per i più curiosi, l’esito delle votazioni.

Davide Boni (Lega Nord) eletto presidente al quarto scrutinio con 49 voti (30 schede bianche).

Eletti vice presidenti Franco Nicoli Cristiani (Pdl) con 50 voti e Filippo Penati (Pd) con 27 voti; 1 voto per Massimo Ponzoni e una scheda bianca.

Eletti segretari del Consiglio Massimo Ponzoni (Pdl) con 44 voti e Carlo Spreafico (Pd) con 27 voti; 1 voto per Stefano Zamponi, 1 scheda nulla e 1 bianca.

Volano gli stracci in casa PDL.
E meno male che hanno vinto le elezioni.
Nel frattempo, il confermato presidente della Regione Lombardia  Roberto Formigoni vara la sua Giunta.
Se a Roma si litiga a muso duro, in Lombardia sembra che fili tutto liscio e la “pax formigoniana” pare trionfare su tutta la linea.
La Lega ha avuto i suoi assessorati con un rimescolamento di deleghe e assessori, le diverse anime del Popolo della Libertà incamerano più o meno le nomine preventivate.

Che cosa si può dire?
Anzitutto è doveroso un augurio di buon lavoro alla Giunta che rimane però sostanzialmente maschile. L’unico assessore donna è Monica Rizzi (Lega), alla faccia del riequilibrio tra i generi che lo Statuto della Regione (art. 11 – parla di democrazia paritaria tra uomo e donna!) solennemente proclamava e che lo stesso Formigoni pomposamente ha sottolineato presentando la sua Giunta.

In secondo luogo è bene sottolineare come l’equilibrio tra PDL e Lega in Lombardia è tutto da verificare. Le stesse dure parole di Bossi a commento dei fatti della direzione nazionale PDL non sembrano essere un viatico per un cammino senza ostacoli. La Lega vuole il federalismo (o la secessione, come si legge ancora nel suo Statuto?) e Formigoni dovrà dare segnali concreti e tangibili per non rimanere indietro su questo fronto rispetto ai suoi colleghi di Piemonte e Veneto. La Lega vuole anche contare nei cda, anche qui Bossi, parlando di banche, è stato esplicito.
Riuscirà questa fame della Lega ad essere compatibile con l’equilibrio di potere fin qui gestito e garantito da Formigoni in Lombardia?
L’abilità del Governatore non si discute, ma il rompicapo potrebbe essere di difficile soluzione.

Significative anche alcune scelte per i sottosegretari. Paolo Alli, fedelissimo di Formigoni, acquisisce la delega all’Expo, chiara testimonianza di quanto il presidente intenda presidiare l’evento. L’ex assessore alla cultura Massimo Zanello porta a casa la delega al cinema, manco fossimo a Hollywood!

Non mi esimo dal guardare anche in casa dell’opposizione.
Nei prossimi giorni il PD sceglierà il suo capogruppo in Consiglio Regionale e il suo compito non sarà facile. Per evitare l’afasia e l’insignificanza dovrà fronteggiare lo strapotere comunicativo di un Formigoni che non si nega nulla in termini di comunicazione.
Saranno cinque anni duri, anche perché gli spazi concessi all’opposizione e al Consiglio più in generale sono davvero ridotti al lumicino. Il rischio è che tutti sappiano chi è il Presidente della Regione e che cosa fa, ma non sappiano assolutamente nulla di quello che fanno Consiglio e opposizione.

Ma ecco l’elenco dei 16 assessori di cui cinque vanno alla Lega, due agli ex An e il resto provenienti dalla ex Forza Italia.Â
  Gli assessori leghisti saranno Giulio De Capitani all’Agricoltura, Luciano Bresciani alla Sanità e Monica Rizzi
allo Sport, Daniele Belotti al Territorio e Urbanistica e Andrea Gibelli all’Industria e Artigianato nonché vicepresidente regionale. I due assessori provenienti dalla ex An sono Romano La Russa, alla Protezione civile Polizia locale e Sicurezza, Carlo Maccari alla Semplificazione e digitalizzazione. Gli altri assessori provenienti dalla ex Forza Italia sono Marcello Raimondi all’Ambiente, Energia e Reti, Romano Colozzi al Bilancio, Finanze e Rapporti istituzionali, Domenico Zambetti alla Casa, Stefano Maullu al Commercio, Turismo e Servizi, Massimo Buscemi alla Cultura e Giovani, Giulio Boscagli alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale, Raffaele Cattaneo alle Infrastrutture e Mobilità, Gianni Rossoni alla Istruzione, Formazione e Lavoro e Alessandro Colucci ai Sistemi verdi e Paesaggio.
 Quattro i sottosegretari: Paolo Alli all’Attuazione del programma e all’Expo 2015, Francesco Magnano all’Attrattività e Promozione del territorio, Massimo Zanello al Cinema e Alberto Cavalli all’Università e Ricerca.

Ricorre oggi il quinto anniversario dell’elezione di Benedetto XVI.
Il Papa non sta vivendo un momento facile ed è oggetto di pesanti critiche e attacchi sul tema della pedofilia che ha avuto come sciagurati protagonisti alcuni ecclesiastici.
Benedetto XVI non si è mai sottratto alla responsabilità di guardare in faccia alla realtà e di offrire risposte serie sulla questione. Eppure la sua figura è stata oggetto di pesanti attacchi che secondo alcuni rischiano di minare la sua autorevolezza.
Gli attacchi al Papa non sono un bene per nessuno, tanto meno se mirano a indebolirne l’autorità e il prestigio.
Ogni istituzione, se ne condividano o no le prese di posizione, rappresenta un fondamentale punto di riferimento per alimentare il dibattito e tutelare regole e pluralismo.
Da parte sua il Papa mi pare che a Malta abbia offerto una grande testimonianza di come poter interpretare al megli il suo ruolo. Incontrando alcune vittime della pedofilia, papa Benedetto XVI si è commosso fino alle lacrime e ha assunto su di sè la vergogna per atti di cui non porta alcuna responsabilità diretta. La miglior prova di autorevolezza sta nel sapersi assumere, quando investiti della guida di un’istituzione, la responsabilità a nome di tutti, non per sterili personalismi, ma per profonda consapevolezza del ruolo che si è chiamati a ricoprire. Da questa responsabilità nasce la vera autorevolezza e la capacità di mettersi a servizio del bene comune.
Dal Papa ci giunge una lezione e una testimonianza che dobbiamo rispettare e sulla quale dobbiamo meditare a fondo.

E’ uno degli slogan che hanno accompagnato l’affollata manifestazione di questa mattina presso il termovalorizzatore di Trezzo sull’Adda.
Una dozzina di sindaci dei comuni della zona ha guidato un corteo che dal Municipio di Grezzago ha raggiunto l’impianto situato a ridosso del casello di Trezzo sull’autostrada A4.
Il timore degli abitanti e degli amministratori è che si proceda al raddoppio dell’inceneritore per far fronte alla maggior richiesta di smaltimento rifiuti prevista dal piano provinciale.
La situazione è tutt’altro che chiara.
La Provincia intenderebbe costruire un nuovo impianto a sud, ma incontro le sacrosante resistenze di chi (PD compreso) sostiene assolutamente improponibile una costruzione all’interno del Parco agricolo Sud Milano.
A questo punto si dovrebbe guardare a nord con l’ipotesi di ampliamento di Trezzo, ma gli amministratori danno voce alla protesta di chi abita in zona: perché un territorio che vanta quote record di raccolta differenziata e da anni brucia rifiuti in gran parte provenienti da altre zone dovrebbe sobbarcarsi un nuovo sacrificio? Il trezzese, si dice, “ha già dato”.
Rimarrebbe una terza opzione: riqualificare o ricostruire completamente l’ormai obsoleto termovalorizzatore di Sesto San Giovanni. Probabilmente questa è un’ipotesi su cui lavorare, ma il percorso è tutt’altro che semplice anche per le giustificate perplessità degli abitanti.
Resta naturalmente fondamentale anche un altro impegno, quello all’incremento della raccolta differenziata.
A far da modello c’è la straordinaria esperienza dell’impianto in provincia di Treviso, visitato nei giorni scorsi da una delegazione di amministratori del trezzese.  Lì si riesce a differenziare e recuperare oltre il 90% dei rifiuti, rendendo di fatto quasi inutili i termovalorizzatori.
Secondo i promotori della manifestazione di quest’oggi (e non solo secondo loro), la vera prospettiva non può essere che questa, con buona pace di chi con l’incenerimento fa grandi affari.
Bisogna tener d’occhio la questione e non lasciar soli gli abitanti delle zone interessate dai progetti.

Domenica e lunedì si vota per il ballottaggio in vari comuni lombardi.
La sfida simbolicamente più significativa è senza alcun dubbio quella di Mantova, ma non mancano situazioni interessanti e incerte anche nel resto della Lombardia.
Ho avuto occasione di visitare alcuni comuni interessati dal voto.
Vi offro qualche considerazione accompagnata all’invito a non disertare le urne per quet’ulteriore appuntamento elettorale.
Cologno Monzese. Mario Soldano ha mancato l’affermazione al primo turno per un soffio. Credo ci siano tutte le condizioni per poter salutare una vittoria del centro-sinistra.
Bollate. Situazione più complicata per Carlo Stelluti, alla ricerca della riconferma. Il sindaco del PD deve fare i conti con una situazione molto coflittuale nella sua ex maggioranza. Due liste civiche, una delle quali guidata da un assessore ancora nella squadra di Stelluti, hanno scelto di sostenere la sua avversaria. No comment e… Parola ai bollatesi.
Saronno. Ho riscontrato molto entusiasmo nella serata di mercoledì scorso. Molti anche i giovani coinvolti nella campagna della lista del PD e della civica che ha scelto di sostenere al secondo turno il candidato sindaco Luciano Porro. A Saronno si arriva da un anno passato con Porro eletto sindaco e una maggioranza risultata a lui contraria, per questo si celebrano le elezioni anticipate. Mi pare ci siano le condizioni per una scelta chiara e univoca. Vedremo.
Non aggiungo altro sugli altri comuni chiamati al ballottaggio.
Mi limito a formulare un grosso in bocca al lupo ai candiodati sostenuti dal PD con l’augurio di poter seguire la strada tracciata al primo turno da Virginio Brivio a Lecco e Lorenzo Guerini a Lodi.
Sarebbe una bella iniezione di fiducia dopo i deludenti risultati delle regionali.

Il risultato elettorale lombardo non ci fa sorridere. Chi voleva proporre un’alternativa al riconfermato presidente Formigoni non può certo dire di avere ottenuto un buon risultato.
Complimenti dunque a Formigoni, perché innegabilmente ha ottenuto un successo personale che supera anche quello di cinque anni fa.
Ci sarà comunque tempo, nelle prossime ore, per fare tutte le analisi del caso. Iniziamo con il dire che tutti i partiti (eccetto la Lega) hanno perso voti in termini assoluti; l’astensione non ha risparmiato nessuno, se non la Lega, che peraltro ha solo avvicinato il PDL a livello regionale.
Per quanto mi riguarda, l’obiettivo era quello di ottenere 10000 preferenze. Mi avete consentito di raggiungerlo.
Le preferenze espresse sono state comunque molto poche rispetto a cinque anni fa.
Sono risultato così il primo degli eletti nella circoscrizione di Milano e provincia.
Il risultato naturalmente mi riempie di soddisfazione perché rappresenta un riconoscimento per il lavoro fatto nelle ultime settimane e un segno di stima per quanto da me vissuto negli ultimi anni.
Accanto alla soddisfazione c’è però anche la consapevolezza che non sarà per me facile interpretare al meglio la responsabilità che gli elettori mi hanno affidato. Ce la metterò tutta e chiedo fin d’ora a tutti non solo di sostenermi, ma anche di incalzarmi per far sì che i rapporti con il territorio e le varie realtà su di esso operanti possano rinsaldarsi sempre più.
Sull’home page del mio sito trovate i numeri e i nomi degli eletti a Milano.
A tutti i miei complimenti e i migliori auguri di buon lavoro.
Un pensiero e un ringraziamenti anche a Filippo Penati, che ha corso una gara davvero difficile e si è portato il peso di una campagna tutta in salita.

Ci siamo ormai lasciati alle spalle una campagna elettorale che è stata definita in vario modo: strana, brutta, confusa, priva di contenuti, faticosa…
Personalmente mi sono molto divertito in questa prima avventura politica diretta.
Ho incontrato tante persone che conoscevo e tanti volti nuovi;  ho ascoltato tante lamentele e tante speranze; ho percorso tanti chilometri e scoperto molta disillusione nei confronti della politica.
Non so se quanto “seminato” in questi giorni darà qualche frutto, so però di essere stato parte di un’avventura interessante, anche se in salita.
Ho incrociato nell’ultimo mese quasi tutti gli altri 20 candidati della lista del PD a Milano e provincia.
Al di là di ogni possibile retorica, posso dire di aver visto in loro persone credibili, volti puliti e gente disposta a spendersi per un progetto che vuole portare un po’ di aria in una politica ormai un po’ asfittica. Ascoltando i colleghi (si dice così?) di lista non ho mai dovuto vergognarmi di nulla e, fatte salve inevitabili sfumature, non ho mai pensato di dover fare dei distinguo rispetto a quanto sentivo.
Ho vissuto semmai con un po’ di rammarico il fatto che in questa campagna elettorale si siano spese talvolta più energie per la competizione interna al partito che per rosicchiare voti alle altre formazioni in campo.
Ho iniziato la campagna elettorale dicendo che i candidati del PD non aveva bisogno di nascondersi dietro il “faccione” del proprio candidato presidente (vedi manifesto e campagna “personalistica” di Formigoni). A campagna finita non posso che confermare quanto detto e affermare che ciascuno ha offerto il suo contributo per la corsa comune offrendo un saggio di quanto un partito come il PD (seppure ancora giovane e fragile) può dare alla Lombardia e al Paese.
Il rammarico, semmai, è quello di non aver avuto molte occasioni di confronto con esponenti di altri partiti, fatti salvi alcuni dibattiti televisivi in cui, francamente, ho solo avuto modo di sperimentare le diverse tecniche utilizzate (in modo più o meno arrogante e professionale) per evitare un reale confronto sulle idee.
Non so che cosa ci diranno le urne, ma non posso che vivere con grande serenità questa attesa: potevo forse fare si più in questa campagna, penso di non essermi comunque risparmiato e di aver provato a lanciare segnali di cambiamento e di fiducia nella politica.
Non disturbo oltre il necessario silenzio pre elettorale e ringrazio tutti per la simpatia e il sostegno che ho sperimentato nelle scorse settimane.

formigoni su pizzul

Se avete tempo e voglia, potete ascoltare, cliccando sul link qui sopra, quanto dichiarato questa mattina dal presidente uscente di Regione Lombardia Roberto Formigoni in un’intervista a Radio Marconi.

Formigoni mi accusa di non aver detto nulla sulla prolusione del cardinal Bagnasco perché imbarazzato dal fatto che il PD è totalmente in disaccordo con quanto dichiarato dal Presidente della CEI.

Mi permetto di segnalare, senza voler entrare in polemica con Formigoni, come sulla Prolusione  io abbia immediatamente pubblicato un post su questo blog, rilasciato un’intervista al “Riformista” (pagina 4 del numero di ieri) e risposto alle domande di Paolo Nizzola a “Presa diretta” su Telereporter (ieri sera alle 23.15).
L’attuale presidente della Regione fa anche riferimento alla mia posizione di responsabilità in “una certa parte del mondo cattolico”. Mi pare utile ricordare che non ho più alcun ruolo (se non quello di semplice socio) nell’Azione Cattolica, associazione molto rigorosa nella difesa della propria autonomia e nella vigilanza sulle incompatibilità.
Ribadisco di aver letto con grande interesse e attenzione TUTTA la Prolusione del cardinal Bagnasco (consiglio di farlo anche a Formigoni, senza limitarsi alle semplificazioni giornalistiche) e di avervi tratto molti spunti di riflessione per quello che mi accingo a fare, ovvero tentare di essere umile testimone della fede nel complesso mondo della politica mettendomi, per quanto sono capace, al servizio del bene comune.
Non mi permetterei mai di usare le parole del Cardinale presidente per sostenere la mia campagna elettorale o per giudicare come non plausibile l’impegno di altri cattolici in formazioni politiche diverse da quella in cui sono candidato.
Ciascuno, comunque, è libero di usare come crede gli interventi del Magistero e di proclamarsi cattolico con lo stile che preferisce.
Ritengo che la lettura integrale della Prolusione potrebbe comunque consentire al candidato presidente qualche opportuna riflessione in merito ai suoi compagni di viaggio e alla sua azione di governo.
Auguro la miglior fortuna a Formigoni (forse già sulla strada della beatificazione) e lo ringrazio per l’inaspettata (anche se non molto garbata) attenzione che mi ha riservato questa mattina.


Viviamo in una società in cui non c’è spazio per i giovani.
Precarietà, mancanza di prospettive certe, scarso ascolto, poche opportunità di valorizzare le qualità e sostenere le fragilità.
Tutto pare oggi andare contro l’assunto (quasi banale) che il futuro si costruisce grazie alle nuove generazioni.
Anche quando si parla di famiglia si tende a dimenticare che, oltre al necessario (e fin qui largamente disatteso) sostegno economico e fiscale, è importante promuovere e valorizzare il ruolo educativo e sociale della famiglia.
Ne abbiamo parlato ieri sera al Circolo della Stampa di Milano con la presenza degli Enti di promozione sportiva (in particolare UISP e CSI) e un interessante intervento dell’on. Rosi Bindi.
La politica non potrà certo risolvere da sola la questione giovanile, ma ha la responsabilità di creare le condizioni perché ci sia un vero dibattito sul tema di quella che un tempo sarebbe stata definita la “questione giovanile”.
I giovani paiono rifugiuarsi in un “altrove” fatto di realtà virtuale e solitudine, ma sono molto più presenti e attivi di quanto voglia far pensare un mondo adulto che pare avere tutto l’interesse a tenerli lontani.
Non so se e con quanto entusiasmo i giovani andranno a votare domenica e lunedì. So però che è necessario inaugurare anche in Lombardia un nuovo tempo in cui i giovani possano davvero essere ascoltati e valorizzati.
Qualche esempio?
La scuola: la nostra regione ha un indice di scolarizzazione che si va abbassando e questo non è accettabile.
Il tempo libero: mancano luoghi e politiche di aggregazione.
Il progetto di vita: altro che bamboccioni, i giovani rischiano di dover affrontare un percorso pieno di ostacoli e di incertezze.
Non basta dire che c’è qualche giovani in lista.
E’ importante tornare a progettare una società che facciua davvero spazio a chi ha testa e cuore per immaginare un futuro che non sia solo fatto di interessi individuali e steccati.

In uno dei miei volantini ho usato la frase che ho riportato nel titolo.
Proprio in questi giorni è giunto il rapporto annuale del CISF (www.cisf.it) a confermare come scegliere di mettere al mondo un figlio stia diventando davvero un investimento che solo i ricchi possono permettersi.  I dati parlano chiaro: un figlio costa, nei primissimi anni di vita, non meno di 10mila euro ogni 12 mesi.
E’ la chiara prova di come manchino politiche di sostegno alla famiglia, in Italia e in Lombardia.
Nei prossimi anni è necessario invertire la rotta e pensare a veri provvedimenti a favore delle famiglie. Il PD si impegna a questo.
In virtù di queste considerazioni, ho deciso di sottoscrivere l’appello del Forum delle Famiglie per la Lombardia che trovate sul sito www.forumfamiglie.org.
Una speranza per una società più giusta e meno individualista non può che partire dai più piccoli e dalla famiglia.
La politica non può “costringere” nessuno a metter su famiglia e a essere felice di poterlo fare, ma ha la responsabilità di lanciare qualche segnale concreto perché la famiglia e i figli non siano un lusso riservato ai ricchi.