I conti della casta continuano a riempire le pagine dei giornali. A quanto ci viene raccontato, c’è chi usa il pugno di ferro e chi pare invece tirare dritto imperterrito nelle sue abitudini. Il rischio è che la virtuosità si misuri ormai a mezzo stampa, trascurando di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità istituzionali. Propongo due casi interessanti, anche in preparazione del convegno che ho promosso per il prossimo 28 settembre alle 18.00 presso l’Auditorium del Consiglio regionale proprio sui costi della politica.
Locandina convegno
“Libero” di ieri ha messo alla berlina due assessori regionali rei di aver “mangiato” più del dovuto nei primi mesi del 2011. Il problema non riguarda la linea o la forma fisica di Monica Rizzi e Massimo Buscemi, ma le loro spese di rappresentanza (cene, pranzi…) che hanno già superato il nuovo limite di 4000 € l’anno (prima era di 15000 €) previsto dalle direttive della Giunta. Il presidente Formigoni, a quanto scrive “Libero”, recupererà le cifre spese in eccesso dai due assessori trattenendole dalle loro buste paga. Non so se questo accadrà davvero, ma di sicuro quello lanciato dal Presidente della Regione è un messaggio mediaticamente molto efficace in tempi di polemica contro i costi della casta. D’altronde tirare le orecchie a due assessori è cosa molto popolare ed è un piccolo passo concreto, anche se i veri costi della casta si nascondono in altri anfratti.
Facciamo un altro esempio che riguarda da vicino, molto vicino, il Consiglio regionale.
Ieri l’aula, dopo una sparata dell’Idv, ha rispedito all’Ufficio di Presidenza per approfondimenti la variazione al bilancio di previsione 2011 che prevedeva una maggiorazione di spesa di 1 milione e 182 mila euro.
La tesi esposta dal capogruppo dell’Idv Zamponi nel suo intervento in aula è che si fosse di fronte a uno scandaloso aumento di costi ingiustificati in un momento in cui i cittadini devono tirare la cinghia. Formula molto efficace, tanto che ha guadagnato ampio spazio sulle pagine locali dei quotidiani di oggi.
Permettetemi però qualche precisazione.
Anzitutto l’atto amministrativo in questione non è altro che l’applicazione tecnica di una decisione già presa dal Consiglio con l’Assestamento al Bilancio per il 2011. Per carità, il Consiglio è sovrano e può cambiare idea, ma la sensazione è che ci sia molto di strumentale nella presa di posizione di ieri.
Proviamo a entrare nel dettaglio.
La variazione prevede anche alcuni risparmi, ovvero:
250mila euro per le indennità dei consiglieri (nessu taglio, ma solo conguagli tecnici)
100mila euro sulle diarie (idem)
460mila euro sul trattamento economico e previdenziale del personale
Veniamo alle più “succulente” spese aggiuntive (cito solo i capitoli principali):
150mila euro per spese di trasporto e assicurative dei consiglieri (grande polemica di Zamponi sul “risarcimento” per il non utilizzo delle auto blu da parte dei membri dell’ufficio di presidenza – si risparmia rispetto a prima, ma qualche dubbio è legittimo…)
262mila euro di contributi previdenziali e IRAP per il personale delle segreterie politiche (versamenti obbligatori solo spostati da altra voce)
250mila euro per congressi, convegni e patrocini (sono soldi che vanno per lo più ad associazioni e gruppi del territorio)
173mila e rotti euro per le trasmissioni radio TV sull’attività del Consiglio (unico modo perché Tv e radio parlino delle attività del Consiglio…)
250mila euro per canoni di locazione (entro fine ottobre il Consiglio si trasferirà al Pirellone e questa spesa non ci sarà più)
60mila euro per incarichi e consulenze (forse questa è una voce un po’ opaca)
Fin qui i numeri.
Vi confesso un certo disagio da un lato nel vedere operazioni di austerità costruite ad hoc per i giornali col doppio fine di coprire sprechi assai più cospicui (vedi il “cazziatone” a mezzo stampa di Formigoni ai suoi assessori), dall’altro nel constatare che le istituzioni vengano troppo facilmente confuse con le rappresentanze politiche e i vizi dei singoli, generando commistioni di budget come se ogni attività istituzionale fosse sempre attività di propaganda o clientelismo e mai occasione di sviluppo e crescita per il paese.
Forse il problema vero non è sapere semplicemente quanto si spende o quanto si risparmia, ma iniziare a dire con più trasparenza di bilancio come e dove si mettono i soldi, a vantaggio di chi e con quali benefici provati per la collettività. Occorrerebbe insomma una seria e imparziale operazione di verifica della spesa regionale e un’operazione di trasparenza che permetta di confrontare le voci di bilancio anno per anno tra i diversi comparti della regione. E’ un progetto ambizioso che il Consiglio Regionale potrebbe fare proprio mettendo per una volta sotto verifica la Giunta, per evitare di farsi delegittimare sempre nelle sue funzioni di controllo a causa dei vincoli di bilancio e dei tagli lineari che hanno imposto la paralisi anche da noi. Un supplemento di attenzione sulla variazione al bilancio del Consiglio può essere opportuno e potrebbe anche essere una sorta di investimento: occorre fare in modo che cittadini ed eletti possano valutarne davvero il rapporto costi benefici senza che voci di spesa dal nome oscuro o interpretabile a seconda delle convenienze lo impediscano. La rabbia verso certi politici è giustificabile, quella verso le istituzioni nel loro complesso a prescindere dal merito delle questioni lo è assai meno.
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