La commissione cultura del consiglio regionale ha approvato oggi il disegno di legge che prevede l’esposizione del crocifisso in tutti gli stabili di Regione Lombardia. Nonostante le insistenze del Partito Democratico e il parere critico del servizio assistenza legislativa e legale del Consiglio, che hanno sottolineato i possibili problemi di costituzionalità e la non competenza legislativa della regione in questa materia (riservata dall’art. 117 della Costituzione allo Stato), Lega e Pdl hanno voluto approvare una legge che prevede che la Regione stanzi 2500 (duemilacinquecento) Euro per l’acquisto di crocifissi da esporre in tutti gli stabili di proprietà della regione. L’obiettivo, si legge nel testo, è di “riconoscere i valori storico-culturali e sociali e le radici giudaico-cristiane” di Regione Lombardia.
Il fatto di vedere il crocifisso sui muri della regione personalmente non può che farmi piacere, ma le modalità con cui si è voluto raggiungere questo obiettivo rischiano di non essere compatibili e coerenti con le funzioni del consiglio regionale.
Sbaglierò, ma la strumentalizzazione del crocifisso, l’ostentazione simbolica dello stesso e l’assoluta noncuranza dei possibili problemi istituzionali mi mettono una grande tristezza. Con la sanzione della necessità di esporre un simbolo religioso (hanno almeno tolto la parola obbligo) che fine ha fatto la laicità dello Stato che è garanzia per tutti di poter liberamente esprimere le proprie convinzioni?
Sottolineando che la regione ha il diritto di esporre ciò che vuole nei suoi locali, come avviene per la Rosa Camuna o altri simboli civili, la Lega ha inteso promuovere la presenza del crocifisso come simbolo laico di fratellanza e tolleranza, spogliandolo di gran parte del suo significato religioso e identificandolo come simbolo identitario e tradizionale. Per un credente è accettabile un’operazione di questo tipo?
La sensazione è che ci sia stata una pervicace volontà di approvare una legge non necessaria, e forse anche al di fuori delle competenze della regione, unicamente per marcare una primogenitura nella difesa di valori che andrebbero vissuti più che solamente proclamati e che non possono certo essere promossi con la semplice esposizione di quello che la legge rischia di trasformare in un semplice elemento di arredo. Va anche sottolineato come non sia necessaria una legge regionale per prevedere l’esposizione del crocifisso nei locali della regione, sarebbe bastata una circolare della Giunta o della Presidenza del Consiglio , che evidentemente non avrebbe però avuto lo stesso valore mediatico.
Al di là del fatto che l’esposizione del crocifisso non faccia del male a nessuno, rimangono tutti i dubbi relativamente allo strumento e alla modalità scelte per portare a casa questo risultato: fin qui lo Stato ha sempre agito con disposizioni regolamentari e il fatto che in Lombardia si sia scelto lo strumento della legge crea più di un dubbio riguardo alla cultura istituzionale, al rispetto delle competenze, al riconoscimento della laicità dello Stato e alla effettiva volontà di rispettare il crocifisso più che di condurre una battaglia ideologico politica. Lo stesso inserimento della frase “radici giudaico-cristiane” (della Lombardia!) nell’articolo 1 della legge è una spia di queste possibili derive.
Il Pd ha votato contro al provvedimento in commissione per sottolineare il disagio rispetto alla scarsa attenzione ai possibili problemi costituzionali e istituzionali e per evidenziare come una generica definizione del crocifisso come simbolo storico-culturale rischi di depotenziarne il significato e di trasformarlo in una sorta di suppellettile legato a una tradizione che non si è in grado o non si vuole rendere attuale con l’unica cosa che davvero conta, ovvero la testimonianza concreta dei valori che il crocifisso porta con sé e che, ci sia consentito di ribadirlo, non sempre mi sembra siano stati presenti nella storia della Lega.
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Crocifisso: simbolo che interroga e inquieta o suppellettile identitaria?
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